come
mai siamo finiti così ?
La balena nella pancia
di un pop-corn
1971
Come è stata rincretinita la massa
La balena nella pancia di un pop-corn - L’avvisaglia fu data dalla canzone Helter Skelter dei Beatles, scritta da Paul McCarthy ( firmata anche
da John Lennon) - fu pubblicata nell’album “The Beatles” del 1968 - il
leggendario “White Album” (L’Album Bianco). Heltep
Skalter scrissero con il sangue delle vittime, sul luogo della strage del 9 agosto 1969, attribuita
ai seguaci del famigerato Charles Manson, nella villa di Cielo Drive, il quartiere
residenziale di Los Angeles, ove a coltellate, in maniera efferata, fu uccisa
l’attrice Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, e tre suoi amici.
Il mondo è salito sullo “scivolo a spirale”, lo Helter Skelter. 1971: si concludeva un ciclo, iniziava l’era del
nulla, del grande vuoto, ora galleggiamo
dentro la bolla e rotoliamo come The
Rolling Stones,sulle note di Their
Satanic Majesties Request (scritta nel 1967) e Beggars
Banquet ,
con la celebre Sympathy for the Devil

Figura 1 Autore Dave Catchpole - Royal
Norfolk Show 30-06-10
Portata da centrifughe forze oscure, la realtà
affonda, è un gorgo, una “bolla nera”. Siamo sul Pequod, la nave del capitano Achab, sfondata da Moby Dick, la Balena Bianca, sinonimo
anche di D.C., Democrazia Cristiana, la forza del cretinismo bianco
contrapposto al suo pendant, quello rosso, che fusi insieme avrebbero generato
il Leviatano catto-comunista e figliato altri capodogli a pois in futuro: il
Movimento della Lega Nord, Forza Italia poi PdL “Popolo della Libertà”, l’UDC
dei chierichetti figli di papà e la versione ultima del PD, il Partito
Democratico, i calzacorta comunisti sindacal-politicanti con il culo messo al
sicuro nel burro. Tutti accomunati da un unico intento, all’arrembaggio della
nave Italia per fare bottino di quanto un popolo per quanto molle, per quanto
fannullone, riusce a produrre o potrebbe
produrre in futuro mangiandoselo ora, facendo il più grande debito pubblico del
mondo. In navigazione, pendagli da forca! Aggrappatevi alla vostra bara per tenervi a galla oppure salvatevi nei
vostri sogni! Salpammo e fummo capaci di distruggere il domani prima di
viverlo, lo vedemmo in lontananza, sull’orizzonte, eravamo nati vecchi e il futuro ci evitò. Ci fu sbattuta
la porta in faccia dalla fortuna. Fummo per sempre prigionieri del presente,
nella palude, dove non si naviga, ed il coccodrillo ne è sovrano. 1971 Avevo vent’anni…Non
permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita…E’ l’inicpit del famoso libro Aden Arabia di Paul Nizan. “Avere
vent’anni” è il titolo del film ( sottovalutato) del regista Fernando Di Leo
con le protagoniste interpretate da Gloria Guidi e Lilli Carati nello splendore
della loro grazia e bellezza, due delle più belle attrici del cinema italiano
che non hanno avuto il successo che meritavano. Il finale del film, girato nel
1978, fu censurato: Lilli finiva impalata in un bosco da un gruppo di delinquenti.
Può assurgere a simbolo di quello che capiterà alla generazione di ventenni,
inculati come le protagoniste del film dalla droga e dalle mafie, dico mafie e
non mafia. 1971 avevo 20 anni, quel 1971, lo immagino rosso scarlatto,
il colore della bestia dell’Apocalisse
un’età pericolosa, come tutti i momenti di passaggio, i luoghi di transito.
Infatti si passa dall’adolescenza all’età adulta. Il 1971, suonava nella testa come il campanello di una grossa sveglia a cipolla,
quella legata al collo del coniglio bianco. Non si riusciva a fermarlo, si
dovettero usare le maniere forti, la falce ed il martello lo fecero a pezzi,
maledetti! E fu servito in salmì quasi fosse una lepre. Sentivo la voglia di
uscire fuori dal corpo, la sera, a sparare nelle finestre illuminate. Non potevo.
Avrei rivelato la mia origine extraterrestre. Avevo un’urgente necessità di
trovare un surrogato alla pistola. C’era la possibilità di arrangiarsi con la chiave
inglese, la clavicola del mondo operaio, imbracciata dallo scimmione peloso del
capitalismo per chiamare a raccolta il
popolo, in nome della democrazia, quando la dittatura rinuncia a governare e
lascia il compito alla fame; impugnai, invece, una pregiata bottiglia di
champagne. Un peccato fracassarla sulla testa di qualcuno, la bevvi in ottima compagnia femminile, come si conviene a tal vino.

Figura 2 "L'indigestione del
Natale" collage di Iervolino Salvatore 2014
Per trovare un anno, altrettanto cruciale, bisogna scendere indietro nel
tempo, fino al 1517, quando Martin Lutero pubblicò sulla porta della cattedrale
di Wittenberg le sue 95 tesi. Un demone si era liberato dal corpo di un maiale
dove Cristo lo aveva cacciato fin dai tempi in cui girava per la Terrasanta. All’incirca ogni 450 anni, in Occidente,
avviene qualcosa, a livello spirituale, che modifica la visione soprannaturale
del mondo, ci costringe in territori da dove non si torna indietro, inizia una
nuova lotta contro l’involuzione, la bestia che è in noi si risveglia, scalpita
per condurci nel regno delle tenebre, ci sono alcuni che resistono, per
evolvere nell’uomo nuovo, altri si arrendono, ritornano, come il dio Pan, metà
uomo e metà caprone, restano nella loro condizione bestiale. Dopo il 1971,
niente sarebbe stato più come prima: le bottiglie non ebbero più lo stesso
tappo, la biancheria intima per signora fu fatta in tessuto sintetico per
renderla più erotizzante, con trasparenze e merlettature rosa confetto, le
ragazzine si depilavano ancor prima di avere il primo mestruo, i ragazzi si
facevano crescere i capelli, nessuno temeva di essere preso per frocio, anzi le
ragazze la davano più facilmente ai “capelloni” con la chitarra a tracolla. In
campo politico e sociale, economico, culturale, etico, morale, e religioso,
niente e nessuno fu risparmiato dal sovvertimento che, attenzione!, non fu una rivoluzione. Questa esige fatti
decisi e decisivi, con spargimento di sangue. Questo non vi fu, o, si trattò di quantità irrilevante, dal cinico
punto di vista degli storici. Si era disposti a versare solo salsa di pomodoro
come nella finzione cinematografica, l’effetto fu simile, una finzione. Nessuno
aveva voglia di fare sul serio, alcuna cosa, che fosse una. Tutto era finzione,
se qualcuno la prendeva sul serio poteva
lasciarci la pelle. Nel nostro caso, tutto avvenne in maniera quasi incruenta,
solo qualche assassinio misterioso. Se vi fu qualche fatto violento, fu un
incidente di percorso, poche vittime, nessun danno significativo. Il tutto
avvenne senza che si rompessero le uova, per dirla col “vecchio” Lenin. Si
riuscì a fare una frittata del passato lasciando il cranio della gente quasi
intatto, almeno in Occidente, ma il cervello ne uscì frullato. Tutto si svolse
in maniera spesso gioiosa e spensierata, probabilmente beota. La maggioranza
della gente vive senza alcuna consapevolezza della Storia e si accorge di aver
una testa solo quando ha l’emicrania. E’ troppo presa dai propri problemi
personali, dalle contingenze, per rendersi conto di quello che effettivamente
accade. Pensa che il mondo sia quello che vede in televisione e non lascia mai
il parco giochi del suo tinello con i mobili rivestiti di formica ad
intossicarsi di formaldeide, birra e patatine. Ancora oggi pochi si sono resi
conto della svolta avvenuta allora. Questa si fece sentire anche nei singoli
destini di ciascuno, pur in assenza del “grande uomo”. Il compito di demiurgo
fu assolto dalla massa. Questa non va confusa con il popolo ed è fondamentale
tener presente la differenza. Il popolo è
costituito da uomini intelligenti e liberi, che hanno principi e convinzioni,
sono padroni di se stessi e conoscono i loro obblighi e diritti; mentre la
massa è pura potenzialità che viene mossa e diretta da qualcuno al di fuori di
essa come un carro trascinato dai buoi. Essa è composta da entità “sub-umane”
prive di convinzioni proprie, di principi, di una sana morale, senza iniziativa
propria; perciò vive di istinti, passioni e sentimenti sregolati senza alcuna
subordinazione alla ragione e alla libera volontà. L’uomo facente parte della
massa non è “l’animale razionale” aristotelico, ma “l’animale sensitivo” della
post-modernità nichilistica, la quale con lo scoppio del Sessantotto ha reso
l’uomo una “pecora matta”, che- come diceva nel 1944 Pio XII – “ è un facile
trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gli istinti o le impressioni
sensibili” ( Radiomessaggio al mondo intero, 24 dicembre 1944). ( dalla
rivista “SI-SI-NO-NO” del 15 gennaio 2014 Anno XXXX n.1) Il nuovo corso della Storia
fu dovuto ad un fenomeno di massa che agì come un corpo solo. I semi furono
gettati dai Beatles, dai Rolling Stones, dai gruppi rock che
seguirono. “Ci sarà il rock in Paradiso?” Si arrivò a domandarsi. “Se non c’è,
è inutile andarci.” Fu la considerazione conseguente. Nel 1963 i Beatles si esibirono al London Palladium; le scene del pubblico,
specialmente, femminile, i reggiseni e le mutandine all’aria, gli svenimenti e
i deliqui, mostrarono con evidenza che la nuova musica funzionava, che scuoteva
il cervelletto, determinava il nuovo modo di stare insieme tra i sessi,
preparava allo sballo, ispirava il modo di vestirsi, di muoversi, di pensare,
di agire. Per molti in Italia, il 1971,
fu un anno difficile ma è stato d’oro per la canzone italiana. Si affermò come
potente agente del sovvertimento a livello di massa, nacque il “progressive
rock” italiano, indicato anche con la sigla “prog”, una mescolanza di musica
rock, jazz, classica e melodica, una fonte di emozioni capace di determinare
pensieri ed azioni collettive, di influenzare comportamenti, di suscitare
tendenze. Ti carezzava il cervelletto. Preparò il terreno ai paraculi di ogni
genere. La gente era pronta a bersi le più colossali fesserie. Le donne
cominciarono a muoversi e vestirsi come puttane da raccordo autostradale,
ispirate alla moda dei rotocalchi femminili. La sciatteria divenne uno stile,
era casual. Le femministe rivendicarono la libera gestione della figa,
pretesero divorzio e aborto libero. Mogli, figlie e sorelle potevano
cornificare i loro maschi, non erano corna ma emancipazione sociale, esperienze
sessuali allargate e condivise, scambio culturale attraverso la conoscenza
carnale. I cervelli dovettero abituarsi
a questi stravolgimenti della razionalità che, fino a quel momento, aveva regolato
anche i rapporti umani. La Chiesa si barcamenava, dalle sue fessure, per
ammissione del Papa Paolo VI, era entrato satana ed è noto che questo è maestro
dell’ambiguità, non si esprime mai con un si o con un no. Si scrissero canzoni
indimenticabili, ancora oggi piacevolmente evocative di emozioni, il tempo come
il fuoco le ha temprate, resistono ai cambiamenti del gusto, sono diventate dei
classici, restano la migliore testimonianza di quel periodo. Iniziava
quell’anno, il 1971, l’era in cui le emozioni avrebbero guidato la massa dove
volevano i burattinai “illuminati”, gli avidi manovratori dei destini umani.
Non servivano più riflessioni, ragioni, valori, ideali per un popolo ormai
inesistente. Tutto il mondo, in Occidente, fu
interessato all’avvento di un modo di vivere più leggero, frivolo, emozionale,
languido, mieloso, nostalgico, come la musica che faceva da colonna sonora agli
avvenimenti del tempo, concentrata a musicare quasi esclusivamente l’amore,
quello degli innamorati e degli amanti, quello che coinvolge uno degli istinti
più forti dell’essere umano, quello sessuale, secondo solo a quello di
sopravvivenza. Probabilmente il potere politico segreto, nella cabina di regia
del mondo, decise che bisognava educare la gente a non usare il cervello ma il
cervelletto, la sede delle emozioni, del comportamento emotivo, delle decisioni
impulsive, dell’istinto irrazionale. “Frullatevi il cervello voi, che noi ci
facciamo i soldi!” Esclamavano bofonchiando, ridacchiando, i magnati delle
multinazionali che tirano le fila dei destini umani, che a tavolino creavano,
con staff di psicologi, sociologi ed economisti, i divi del rock, i fenomeni
della musica moderna. Con la musica è possibile manipolare i cervelli più che
con qualsiasi altra forma d’arte. Questa, se accoppiata ad immagini, diventa una
forza condizionante irresistibile. Arriva direttamente al cervello attraverso
l’occhio e l’udito, i più importanti organi di percezione. Se la gente
ragionava c’era il pericolo di una rivoluzione vera, divenuta consapevole di
vivere come in uno zoo, ridotta ad un branco di scimmie ammaestrate, si sarebbe
ribellata con inevitabile ferocia. Il branco umano non era solo quello che si
scatenava nei fine settimana, sulle piste da ballo delle discoteche, ma anche,
e soprattutto, quello che faticava alle catene di montaggio delle fabbriche,
ancora organizzate tayloristicamente, che trascorreva otto ore ad una
scrivania, che consumava ore nel traffico urbano, tornava a casa solo all’ora
di cena, e, dopo essersi rimpinzata di cibo spazzatura, crollava di sonno davanti
alla televisione. Furono definiti un popolo
di formiche, dimostrando così, come disse qualcuno, di non conoscere né le
formiche né l’essere umano. Dalla presa di coscienza di questa situazione ne
sarebbe di certo scaturita una rivoluzione probabilmente opposta e contraria a
quella del ’68, con un effettivo rovesciamento delle dinamiche di potere
politico ed economico e connesso spargimento di sangue. Questa eventualità,
come è noto, fu neutralizzata nel solito vecchio modo, utilizzato, dal potere
per conservarsi, da che mondo è mondo. Muta in superfice ma resta nella
sostanza sempre lo stesso, nelle stesse mani. Il modo si sintetizza in un’unica
parola: corruzione, corruzione, corruzione. Quando questa si riscontra in un
sistema vuol dire che esso ha messo in atto, paradossalmente, le difese per la conservazione di se stesso.
I caporioni furono cooptati e corrotti con quello che più desidera l’essere
umano: donne, denaro e potere. Alla massa fu applicata la formula del forca, farina e feste. Si usò una repressione
in ogni modo soft, ora palese ora occulta, “bastone e carota”, si favorì
lassismo e menefreghismo, per creare rilassatezza etica e morale, si provocò
una colpevolizzazione generalizzata, così l’uomo della strada non poteva
condannare chi era in alto nella gerarchia sociale, “tutti ladri, nessun
ladro”, si realizzò una situazione caotica permanete a livello politico ed
istituzionale, per una programmata e controllata inefficienza del sistema,
anche amministrativo e giudiziario. I problemi non andavano mai risolti
definitivamente, per alimentare la necessità di sempre più pletorici e costosi
apparati. I mass-media, giornali, radio e tivù,
operavano per un condizionamento coercitivo inavvertito e subliminale del
comportamento programmato da un indefinito ed oscuro potere sovranazionale,
indirizzavano i consumi con la pubblicità, creavano tendenze con la propaganda.
Si favorì il reddito parassitario, tutelando sindacalmente l’assenteismo nel
settore del lavoro dipendente, pubblico e privato. Non si ostacolò l’accesso
indebito alle assistenze del welfare, un’invalidità civile non si negava a
nessuno, per facilitare così o la percezione di indennità e assegni di pensione
o l’accesso privilegiato a posti di lavoro pubblico. Le scuole e le università
si trasformarono in diplomifici così da banalizzare i titoli di studio. Questi
non davano più alcuna garanzia di preparazione professionale né titolo di
preferenza nel lavoro. Una scuola così fatta servì ad alzare il livello
statistico di diplomati e laureati ma alzò poco quello culturale e
professionale dei cittadini. Si tollerò l’evasione fiscale ed il lavoro nero
nelle attività autonome. Si consentì, nelle piccole e medie aziende, lo
sfruttamento del proletariato non professionalizzato,
non stabilizzato e non tutelato dallo Statuto dei lavoratori. Si preparava così
il terreno allo sfruttamento della futura immigrazione dai paesi del Terzo
Mondo, di lavoratori pronti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro e
salario, pur di sopravvivere. L’abusivismo edilizio, di fatto, impedì qualsiasi
pianificazione urbanistica e programmazione dell’uso del territorio, con
conseguenze spesso catastrofiche, dal punto di vista geofisico. Si permise un
deturpamento irreversibile del paesaggio, la cancellazione di centri storici e
siti archeologici, l’alterazione del profilo costiero, l’inquinamento delle
acque, dell’aria e della terra, distruggendo così potenzialità agricole e
turistiche, dilagò lo squallore di opere pubbliche incompiute, di insediamenti
industriali definiti cattedrali nel deserto. La parola d’ordine generalizzata
era disimpegno, politico-sociale, e, realizzazione individuale, a tutti i costi,
anche oltre o contro le regole. “Arricchitevi!” fu l’invito alla nazione
lanciato da un leader politico socialista negli anni successivi, era anche la
sintesi politica di un modo di vivere, della ideologia dominante. La politica
venne monopolizzata dagli apparati sindacali e di partito, fu sottratta così ad
altri soggetti e spazi sociali, impedendo, di fatto, la partecipazione
disinteressata ai cittadini di buona volontà. Con la legge 20 maggio 1970 n.300
si promulgò lo “Statuto dei lavoratori”; si consentì così la crescita in Italia
dei più potenti sindacati al mondo, una nuova casta di burocrati che
condizionerà l’economia italiana pubblica e privata costringendo questa al
“nanismo” della piccola impresa e scaricando sullo Stato le conseguenze delle
inefficienza dei carrozzoni delle aziende pubbliche a cogestione
sindacale-clientelare. La gente fu espropriata della possibilità di partecipare
direttamente e senza intermediazione a determinare le scelte politiche. Persino
il dissenso al sistema fu gestito dagli stessi apparati di partito, attraverso
forze occulte, create allo scopo. Si facilitò un consumismo indotto, oltre i
bisogni effettivi e reali, tanto che si dovette inventare il carrello per fare
la spesa al supermercato. Si realizzò un uso conformistico del tempo libero,
con offerte di intrattenimento massivo alla portata di tutti, la diffusione
della motorizzazione a scopo turistico, l’esaltazione del tifo sportivo,
specialmente calcistico. Il popolo fu lasciato libero di perseguire le proprie
inoffensive e folcloristiche fantasticherie. Infatti era esplosa la voglia
di trasgressione ed evasione dagli
schemi tradizionali, nei quali, fino ad allora, era stata condotta l’esistenza
umana: casa, scuola, lavoro, parrocchia. Di conseguenza, si sgretolarono le
figure centripete di questi luoghi esistenziali: genitori, datore di lavoro,
maestro, prete. Le autorità persero progressivamente non solo l’autorità ma ne
fu progressivamente contestata l’autorevolezza. Si diffusero, anche nei piccoli
centri urbani, le discoteche ed i locali da ballo, vere e proprie palestre di
perdizione, attraverso l’annullamento dei freni inibitori con la musica rock
psichedelica e l’assunzione di alcool e droghe. La televisione di Stato perdeva
l’esclusiva dello incretinimento delle masse, nascevano le prime televisioni
private, la famosa Telebiella. Ci si
avviava a ripetere la proliferazione delle frequenze, già attuata con la radio,
assordante megafono delle emozioni, veicolate con canzonette e musica rock e
pop, proveniente, quasi esclusivamente, dai paesi anglosassoni. Il movimento
del ’68 si era neutralizzato da solo, ma non si poteva correre il pericolo che
si ripetesse, magari con successo. Le emozioni, provocate soprattutto con la
musica, hanno anche l’importante funzione di produrre endorfine naturali. Un
cervello pieno di endorfine si rilassa nel piacere e non concepisce altro
desiderio che procurarsi beatitudine, non concepirà mai intenti rivoluzionari,
e perché dovrebbe, vive beatamente contento, le emozioni, pilotate attraverso
la musica e le immagini, procurano un lobotomia psichica. Canzonette, musica
psichedelica e pop, riviste e videocassette porno erano alla portata di tutti.
Prepararono l’avvento all’abolizione di ogni censura cinematografica, si poteva
vedere di tutto, dall’occhio, porta del cervello, entrava qualsiasi sozzura ad
infettare l’anima. L’abbigliamento stesso mostrava il cambiamento, la minigonna
dilagava, non solo tra le donne giovani e di belle gambe ma anche tra le non
più giovani e belle, segno questo che si era andati oltre alla perdita del
pudore, si era perso il senso dell’osceno. Nell’arte ciò era evidente, oscenità
e squallore assursero a valore artistico, come mai prima era accaduto, i canoni
estetici erano sovvertiti a favore della banalità, dell’insignificante,
dell’approssimazione, della volgarità, per cui brutto e bello non erano più
categorie utilizzabili nel campo artistico; del resto Piero Manzoni, nel 1961,
aveva già realizzato un’opera “artistica” con le proprie feci che inscatolò in
90 barattoli con l’etichetta “Merda d’artista”. Possiamo dire che Piero Manzoni
è il Martin Lutero della nuova era; la sua opera ebbe l’effetto delle 95 tesi
pubblicate, nel 1517, dall’agostiniano eretico, e, al pari di queste, annuncia
l’avvento della nuova era scoppiata al suono delle canzonette nel 1971. La
gente acclamava soprattutto chi la prendeva per il culo, gratificava con
consenso e ricchezza chi ne assecondava le più basse tendenze, ne adulava la
gretta ignoranza agghindandola di nastri e campanelli, come il maiale messo in
palio nella lotteria della fiera paesana. Il consenso della massa è vasto
quanto la stupidità dei suoi componenti. Il numero degli stolti è infinito,
società di massa e degli stolti coincidono. Nell’altra parte del mondo, al di là della “Cortina di ferro”,
imperava il “socialismo reale” per costruire l’uomo “standard”,
con il metodo autoritario della
burocrazia sovietica. La prima avvisaglia che qualcosa era cambiato e sarebbe cambiato per sempre si ebbe il 30 agosto del 1970 a Roma in un lussuoso appartamento quando "Camillino" il marchese Casati sparò con un fucile cal.12 caricato a pallettoni per cinghiali a sua moglie Anna Fallarino e ad uno dei suoi amanti. Alla prossima puntata.
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valore e alla difficoltà dell’incarico. Ci si reca dovunque solo se preventivamente
spesati e si riceve chiunque solo su appuntamento.
In questa terra non garantiamo nulla. Lassa
fa a Dio!
Chiuso in Redazione
in data 21 marzo 2014

Figura 3Trittico delle bottigliette
"Opus magnum" creazione dell' uovo filosofico con stecchetto di
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