giovedì 25 settembre 2014

come mai siamo finiti così ?

La balena nella pancia di un pop-corn

1971
      Come è stata rincretinita  la massa
        La balena nella pancia di un pop-corn - L’avvisaglia fu data dalla canzone Helter Skelter dei Beatles, scritta da Paul McCarthy ( firmata anche da John Lennon) - fu pubblicata nell’album “The Beatles” del 1968 - il leggendario “White Album” (L’Album Bianco). Heltep Skalter scrissero con il sangue delle vittime,  sul luogo della strage del 9 agosto 1969, attribuita ai seguaci del famigerato Charles Manson, nella villa di Cielo Drive, il quartiere residenziale di Los Angeles, ove a coltellate, in maniera efferata, fu uccisa l’attrice Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, e tre suoi amici.
 Il mondo è salito sullo “scivolo a spirale”, lo Helter Skelter. 1971: si concludeva un ciclo, iniziava l’era del nulla, del grande vuoto, ora  galleggiamo dentro la bolla e rotoliamo come The Rolling Stones,sulle note di Their Satanic Majesties Request   (scritta nel 1967) e Beggars Banquet , con la celebre Sympathy for the Devil
Figura 1 Autore Dave Catchpole - Royal Norfolk Show 30-06-10
 Portata da centrifughe forze oscure, la realtà affonda, è un gorgo, una “bolla nera”. Siamo sul Pequod, la nave del capitano Achab, sfondata da Moby Dick, la Balena Bianca, sinonimo anche di D.C., Democrazia Cristiana, la forza del cretinismo bianco contrapposto al suo pendant, quello rosso, che fusi insieme avrebbero generato il Leviatano catto-comunista e figliato altri capodogli a pois in futuro: il Movimento della Lega Nord, Forza Italia poi PdL “Popolo della Libertà”, l’UDC dei chierichetti figli di papà e la versione ultima del PD, il Partito Democratico, i calzacorta comunisti sindacal-politicanti con il culo messo al sicuro nel burro. Tutti accomunati da un unico intento, all’arrembaggio della nave Italia per fare bottino di quanto un popolo per quanto molle, per quanto fannullone, riusce a produrre o  potrebbe produrre in futuro mangiandoselo ora, facendo il più grande debito pubblico del mondo.  In navigazione, pendagli da forca! Aggrappatevi alla vostra bara per tenervi a galla oppure salvatevi nei vostri sogni! Salpammo e fummo capaci di distruggere il domani prima di viverlo, lo vedemmo in lontananza, sull’orizzonte, eravamo nati  vecchi e il futuro ci evitò. Ci fu sbattuta la porta in faccia dalla fortuna. Fummo per sempre prigionieri del presente, nella palude, dove non si naviga, ed il coccodrillo ne è sovrano. 1971 Avevo vent’anni…Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita…E’ l’inicpit del famoso libro Aden Arabia di Paul Nizan. “Avere vent’anni” è il titolo del film ( sottovalutato) del regista Fernando Di Leo con le protagoniste interpretate da Gloria Guidi e Lilli Carati nello splendore della loro grazia e bellezza, due delle più belle attrici del cinema italiano che non hanno avuto il successo che meritavano. Il finale del film, girato nel 1978, fu censurato: Lilli finiva impalata in un bosco da un gruppo di delinquenti. Può assurgere a simbolo di quello che capiterà alla generazione di ventenni, inculati come le protagoniste del film dalla droga e dalle mafie, dico mafie e non mafia.  1971 avevo 20 anni, quel 1971, lo immagino rosso scarlatto, il colore della  bestia dell’Apocalisse un’età pericolosa, come tutti i momenti di passaggio, i luoghi di transito. Infatti si passa dall’adolescenza all’età adulta. Il 1971, suonava nella testa come il campanello di una grossa sveglia a cipolla, quella legata al collo del coniglio bianco. Non si riusciva a fermarlo, si dovettero usare le maniere forti, la falce ed il martello lo fecero a pezzi, maledetti! E fu servito in salmì quasi fosse una lepre. Sentivo la voglia di uscire fuori dal corpo, la sera, a sparare nelle finestre illuminate. Non potevo. Avrei rivelato la mia origine extraterrestre. Avevo un’urgente necessità di trovare un surrogato alla pistola. C’era la possibilità di arrangiarsi con la chiave inglese, la clavicola del mondo operaio, imbracciata dallo scimmione peloso del capitalismo per  chiamare a raccolta il popolo, in nome della democrazia, quando la dittatura rinuncia a governare e lascia il compito alla fame; impugnai, invece, una pregiata bottiglia di champagne. Un peccato fracassarla sulla testa di qualcuno, la bevvi in  ottima compagnia femminile,  come si conviene a tal vino.
Figura 2 "L'indigestione del Natale" collage di Iervolino Salvatore 2014
Per trovare un anno, altrettanto cruciale, bisogna scendere indietro nel tempo, fino al 1517, quando Martin Lutero pubblicò sulla porta della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi. Un demone si era liberato dal corpo di un maiale dove Cristo lo aveva cacciato fin dai tempi in cui girava per la Terrasanta.  All’incirca ogni 450 anni, in Occidente, avviene qualcosa, a livello spirituale, che modifica la visione soprannaturale del mondo, ci costringe in territori da dove non si torna indietro, inizia una nuova lotta contro l’involuzione, la bestia che è in noi si risveglia, scalpita per condurci nel regno delle tenebre, ci sono alcuni che resistono, per evolvere nell’uomo nuovo, altri si arrendono, ritornano, come il dio Pan, metà uomo e metà caprone, restano nella loro condizione bestiale. Dopo il 1971, niente sarebbe stato più come prima: le bottiglie non ebbero più lo stesso tappo, la biancheria intima per signora fu fatta in tessuto sintetico per renderla più erotizzante, con trasparenze e merlettature rosa confetto, le ragazzine si depilavano ancor prima di avere il primo mestruo, i ragazzi si facevano crescere i capelli, nessuno temeva di essere preso per frocio, anzi le ragazze la davano più facilmente ai “capelloni” con la chitarra a tracolla. In campo politico e sociale, economico, culturale, etico, morale, e religioso, niente e nessuno fu risparmiato dal sovvertimento che, attenzione!,  non fu una rivoluzione. Questa esige fatti decisi e decisivi, con spargimento di sangue. Questo non vi fu, o,  si trattò di quantità irrilevante, dal cinico punto di vista degli storici. Si era disposti a versare solo salsa di pomodoro come nella finzione cinematografica, l’effetto fu simile, una finzione. Nessuno aveva voglia di fare sul serio, alcuna cosa, che fosse una. Tutto era finzione,  se qualcuno la prendeva sul serio poteva lasciarci la pelle. Nel nostro caso, tutto avvenne in maniera quasi incruenta, solo qualche assassinio misterioso. Se vi fu qualche fatto violento, fu un incidente di percorso, poche vittime, nessun danno significativo. Il tutto avvenne senza che si rompessero le uova, per dirla col “vecchio” Lenin. Si riuscì a fare una frittata del passato lasciando il cranio della gente quasi intatto, almeno in Occidente, ma il cervello ne uscì frullato. Tutto si svolse in maniera spesso gioiosa e spensierata, probabilmente beota. La maggioranza della gente vive senza alcuna consapevolezza della Storia e si accorge di aver una testa solo quando ha l’emicrania. E’ troppo presa dai propri problemi personali, dalle contingenze, per rendersi conto di quello che effettivamente accade. Pensa che il mondo sia quello che vede in televisione e non lascia mai il parco giochi del suo tinello con i mobili rivestiti di formica ad intossicarsi di formaldeide, birra e patatine. Ancora oggi pochi si sono resi conto della svolta avvenuta allora. Questa si fece sentire anche nei singoli destini di ciascuno, pur in assenza del “grande uomo”. Il compito di demiurgo fu assolto dalla massa. Questa non va confusa con il popolo ed è fondamentale tener presente la differenza. Il popolo è costituito da uomini intelligenti e liberi, che hanno principi e convinzioni, sono padroni di se stessi e conoscono i loro obblighi e diritti; mentre la massa è pura potenzialità che viene mossa e diretta da qualcuno al di fuori di essa come un carro trascinato dai buoi. Essa è composta da entità “sub-umane” prive di convinzioni proprie, di principi, di una sana morale, senza iniziativa propria; perciò vive di istinti, passioni e sentimenti sregolati senza alcuna subordinazione alla ragione e alla libera volontà. L’uomo facente parte della massa non è “l’animale razionale” aristotelico, ma “l’animale sensitivo” della post-modernità nichilistica, la quale con lo scoppio del Sessantotto ha reso l’uomo una “pecora matta”, che- come diceva nel 1944 Pio XII – “ è un facile trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gli istinti o le impressioni sensibili” ( Radiomessaggio al mondo intero, 24 dicembre 1944). ( dalla rivista “SI-SI-NO-NO” del 15 gennaio 2014 Anno XXXX n.1)  Il nuovo corso della Storia fu dovuto ad un fenomeno di massa che agì come un corpo solo. I semi furono gettati dai Beatles, dai Rolling Stones, dai gruppi rock che seguirono. “Ci sarà il rock in Paradiso?” Si arrivò a domandarsi. “Se non c’è, è inutile andarci.” Fu la considerazione conseguente. Nel 1963 i Beatles si esibirono al London Palladium; le scene del pubblico, specialmente, femminile, i reggiseni e le mutandine all’aria, gli svenimenti e i deliqui, mostrarono con evidenza che la nuova musica funzionava, che scuoteva il cervelletto, determinava il nuovo modo di stare insieme tra i sessi, preparava allo sballo, ispirava il modo di vestirsi, di muoversi, di pensare, di agire.  Per molti in Italia, il 1971, fu un anno difficile ma è stato d’oro per la canzone italiana. Si affermò come potente agente del sovvertimento a livello di massa, nacque il “progressive rock” italiano, indicato anche con la sigla “prog”, una mescolanza di musica rock, jazz, classica e melodica, una fonte di emozioni capace di determinare pensieri ed azioni collettive, di influenzare comportamenti, di suscitare tendenze. Ti carezzava il cervelletto. Preparò il terreno ai paraculi di ogni genere. La gente era pronta a bersi le più colossali fesserie. Le donne cominciarono a muoversi e vestirsi come puttane da raccordo autostradale, ispirate alla moda dei rotocalchi femminili. La sciatteria divenne uno stile, era casual. Le femministe rivendicarono la libera gestione della figa, pretesero divorzio e aborto libero. Mogli, figlie e sorelle potevano cornificare i loro maschi, non erano corna ma emancipazione sociale, esperienze sessuali allargate e condivise, scambio culturale attraverso la conoscenza carnale. I cervelli dovettero  abituarsi a questi stravolgimenti della razionalità che, fino a quel momento, aveva regolato anche i rapporti umani. La Chiesa si barcamenava, dalle sue fessure, per ammissione del Papa Paolo VI, era entrato satana ed è noto che questo è maestro dell’ambiguità, non si esprime mai con un si o con un no. Si scrissero canzoni indimenticabili, ancora oggi piacevolmente evocative di emozioni, il tempo come il fuoco le ha temprate, resistono ai cambiamenti del gusto, sono diventate dei classici, restano la migliore testimonianza di quel periodo. Iniziava quell’anno, il 1971, l’era in cui le emozioni avrebbero guidato la massa dove volevano i burattinai “illuminati”, gli avidi manovratori dei destini umani. Non servivano più riflessioni, ragioni, valori, ideali per un popolo ormai inesistente.  Tutto il mondo, in Occidente,  fu interessato all’avvento di un modo di vivere più leggero, frivolo, emozionale, languido, mieloso, nostalgico, come la musica che faceva da colonna sonora agli avvenimenti del tempo, concentrata a musicare quasi esclusivamente l’amore, quello degli innamorati e degli amanti, quello che coinvolge uno degli istinti più forti dell’essere umano, quello sessuale, secondo solo a quello di sopravvivenza. Probabilmente il potere politico segreto, nella cabina di regia del mondo, decise che bisognava educare la gente a non usare il cervello ma il cervelletto, la sede delle emozioni, del comportamento emotivo, delle decisioni impulsive, dell’istinto irrazionale. “Frullatevi il cervello voi, che noi ci facciamo i soldi!” Esclamavano bofonchiando, ridacchiando, i magnati delle multinazionali che tirano le fila dei destini umani, che a tavolino creavano, con staff di psicologi, sociologi ed economisti, i divi del rock, i fenomeni della musica moderna. Con la musica è possibile manipolare i cervelli più che con qualsiasi altra forma d’arte. Questa, se accoppiata ad immagini, diventa una forza condizionante irresistibile. Arriva direttamente al cervello attraverso l’occhio e l’udito, i più importanti organi di percezione. Se la gente ragionava c’era il pericolo di una rivoluzione vera, divenuta consapevole di vivere come in uno zoo, ridotta ad un branco di scimmie ammaestrate, si sarebbe ribellata con inevitabile ferocia. Il branco umano non era solo quello che si scatenava nei fine settimana, sulle piste da ballo delle discoteche, ma anche, e soprattutto, quello che faticava alle catene di montaggio delle fabbriche, ancora organizzate tayloristicamente, che trascorreva otto ore ad una scrivania, che consumava ore nel traffico urbano, tornava a casa solo all’ora di cena, e, dopo essersi rimpinzata di cibo spazzatura, crollava di sonno davanti alla televisione. Furono definiti un popolo di formiche, dimostrando così, come disse qualcuno, di non conoscere né le formiche né l’essere umano. Dalla presa di coscienza di questa situazione ne sarebbe di certo scaturita una rivoluzione probabilmente opposta e contraria a quella del ’68, con un effettivo rovesciamento delle dinamiche di potere politico ed economico e connesso spargimento di sangue. Questa eventualità, come è noto, fu neutralizzata nel solito vecchio modo, utilizzato, dal potere per conservarsi, da che mondo è mondo. Muta in superfice ma resta nella sostanza sempre lo stesso, nelle stesse mani. Il modo si sintetizza in un’unica parola: corruzione, corruzione, corruzione. Quando questa si riscontra in un sistema vuol dire che esso ha messo in atto, paradossalmente,  le difese per la conservazione di se stesso. I caporioni furono cooptati e corrotti con quello che più desidera l’essere umano: donne, denaro e potere. Alla massa fu applicata la formula del forca, farina e feste. Si usò una repressione in ogni modo soft, ora palese ora occulta, “bastone e carota”, si favorì lassismo e menefreghismo, per creare rilassatezza etica e morale, si provocò una colpevolizzazione generalizzata, così l’uomo della strada non poteva condannare chi era in alto nella gerarchia sociale, “tutti ladri, nessun ladro”, si realizzò una situazione caotica permanete a livello politico ed istituzionale, per una programmata e controllata inefficienza del sistema, anche amministrativo e giudiziario. I problemi non andavano mai risolti definitivamente, per alimentare la necessità di sempre più pletorici e costosi apparati. I mass-media, giornali, radio e tivù,  operavano per un condizionamento coercitivo inavvertito e subliminale del comportamento programmato da un indefinito ed oscuro potere sovranazionale, indirizzavano i consumi con la pubblicità, creavano tendenze con la propaganda. Si favorì il reddito parassitario, tutelando sindacalmente l’assenteismo nel settore del lavoro dipendente, pubblico e privato. Non si ostacolò l’accesso indebito alle assistenze del welfare, un’invalidità civile non si negava a nessuno, per facilitare così o la percezione di indennità e assegni di pensione o l’accesso privilegiato a posti di lavoro pubblico. Le scuole e le università si trasformarono in diplomifici così da banalizzare i titoli di studio. Questi non davano più alcuna garanzia di preparazione professionale né titolo di preferenza nel lavoro. Una scuola così fatta servì ad alzare il livello statistico di diplomati e laureati ma alzò poco quello culturale e professionale dei cittadini. Si tollerò l’evasione fiscale ed il lavoro nero nelle attività autonome. Si consentì, nelle piccole e medie aziende, lo sfruttamento  del proletariato non professionalizzato, non stabilizzato e non tutelato dallo Statuto dei lavoratori. Si preparava così il terreno allo sfruttamento della futura immigrazione dai paesi del Terzo Mondo, di lavoratori pronti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro e salario, pur di sopravvivere. L’abusivismo edilizio, di fatto, impedì qualsiasi pianificazione urbanistica e programmazione dell’uso del territorio, con conseguenze spesso catastrofiche, dal punto di vista geofisico. Si permise un deturpamento irreversibile del paesaggio, la cancellazione di centri storici e siti archeologici, l’alterazione del profilo costiero, l’inquinamento delle acque, dell’aria e della terra, distruggendo così potenzialità agricole e turistiche, dilagò lo squallore di opere pubbliche incompiute, di insediamenti industriali definiti cattedrali nel deserto. La parola d’ordine generalizzata era disimpegno, politico-sociale, e, realizzazione individuale, a tutti i costi, anche oltre o contro le regole. “Arricchitevi!” fu l’invito alla nazione lanciato da un leader politico socialista negli anni successivi, era anche la sintesi politica di un modo di vivere, della ideologia dominante. La politica venne monopolizzata dagli apparati sindacali e di partito, fu sottratta così ad altri soggetti e spazi sociali, impedendo, di fatto, la partecipazione disinteressata ai cittadini di buona volontà. Con la legge 20 maggio 1970 n.300 si promulgò lo “Statuto dei lavoratori”; si consentì così la crescita in Italia dei più potenti sindacati al mondo, una nuova casta di burocrati che condizionerà l’economia italiana pubblica e privata costringendo questa al “nanismo” della piccola impresa e scaricando sullo Stato le conseguenze delle inefficienza dei carrozzoni delle aziende pubbliche a cogestione sindacale-clientelare. La gente fu espropriata della possibilità di partecipare direttamente e senza intermediazione a determinare le scelte politiche. Persino il dissenso al sistema fu gestito dagli stessi apparati di partito, attraverso forze occulte, create allo scopo. Si facilitò un consumismo indotto, oltre i bisogni effettivi e reali, tanto che si dovette inventare il carrello per fare la spesa al supermercato. Si realizzò un uso conformistico del tempo libero, con offerte di intrattenimento massivo alla portata di tutti, la diffusione della motorizzazione a scopo turistico, l’esaltazione del tifo sportivo, specialmente calcistico. Il popolo fu lasciato libero di perseguire le proprie inoffensive e folcloristiche fantasticherie. Infatti era esplosa la voglia di  trasgressione ed evasione dagli schemi tradizionali, nei quali, fino ad allora, era stata condotta l’esistenza umana: casa, scuola, lavoro, parrocchia. Di conseguenza, si sgretolarono le figure centripete di questi luoghi esistenziali: genitori, datore di lavoro, maestro, prete. Le autorità persero progressivamente non solo l’autorità ma ne fu progressivamente contestata l’autorevolezza. Si diffusero, anche nei piccoli centri urbani, le discoteche ed i locali da ballo, vere e proprie palestre di perdizione, attraverso l’annullamento dei freni inibitori con la musica rock psichedelica e l’assunzione di alcool e droghe. La televisione di Stato perdeva l’esclusiva dello incretinimento delle masse, nascevano le prime televisioni private, la famosa Telebiella. Ci si avviava a ripetere la proliferazione delle frequenze, già attuata con la radio, assordante megafono delle emozioni, veicolate con canzonette e musica rock e pop, proveniente, quasi esclusivamente, dai paesi anglosassoni. Il movimento del ’68 si era neutralizzato da solo, ma non si poteva correre il pericolo che si ripetesse, magari con successo. Le emozioni, provocate soprattutto con la musica, hanno anche l’importante funzione di produrre endorfine naturali. Un cervello pieno di endorfine si rilassa nel piacere e non concepisce altro desiderio che procurarsi beatitudine, non concepirà mai intenti rivoluzionari, e perché dovrebbe, vive beatamente contento, le emozioni, pilotate attraverso la musica e le immagini, procurano un lobotomia psichica. Canzonette, musica psichedelica e pop, riviste e videocassette porno erano alla portata di tutti. Prepararono l’avvento all’abolizione di ogni censura cinematografica, si poteva vedere di tutto, dall’occhio, porta del cervello, entrava qualsiasi sozzura ad infettare l’anima. L’abbigliamento stesso mostrava il cambiamento, la minigonna dilagava, non solo tra le donne giovani e di belle gambe ma anche tra le non più giovani e belle, segno questo che si era andati oltre alla perdita del pudore, si era perso il senso dell’osceno. Nell’arte ciò era evidente, oscenità e squallore assursero a valore artistico, come mai prima era accaduto, i canoni estetici erano sovvertiti a favore della banalità, dell’insignificante, dell’approssimazione, della volgarità, per cui brutto e bello non erano più categorie utilizzabili nel campo artistico; del resto Piero Manzoni, nel 1961, aveva già realizzato un’opera “artistica” con le proprie feci che inscatolò in 90 barattoli con l’etichetta “Merda d’artista”. Possiamo dire che Piero Manzoni è il Martin Lutero della nuova era; la sua opera ebbe l’effetto delle 95 tesi pubblicate, nel 1517, dall’agostiniano eretico, e, al pari di queste, annuncia l’avvento della nuova era scoppiata al suono delle canzonette nel 1971. La gente acclamava soprattutto chi la prendeva per il culo, gratificava con consenso e ricchezza chi ne assecondava le più basse tendenze, ne adulava la gretta ignoranza agghindandola di nastri e campanelli, come il maiale messo in palio nella lotteria della fiera paesana. Il consenso della massa è vasto quanto la stupidità dei suoi componenti. Il numero degli stolti è infinito, società di massa e degli stolti coincidono. Nell’altra parte del mondo, al di là della “Cortina di ferro”, imperava il “socialismo reale” per costruire l’uomo  “standard”, con il metodo autoritario della burocrazia sovietica. La prima avvisaglia che qualcosa era cambiato e sarebbe cambiato per sempre si ebbe il 30 agosto del 1970 a Roma in un lussuoso appartamento quando "Camillino" il marchese Casati sparò con un fucile cal.12 caricato a pallettoni per cinghiali a sua moglie Anna Fallarino e ad uno dei suoi amanti.  Alla prossima puntata.
NON PERDERTI IL PROSSIMO NUMERO  - REGALALO
 SE APPROVI DIFFONDILO - FAI LA TUA OFFERTA LIBERA
 STIPULA UN ABBONAMENTO
ALLE CONDIZIONI SOTTOINDICATE
 Lo Studio “Zamlap” con il suo staff occasionale progetta installazioni e collocazioni museali non convenzionali,  realizza opere esclusive per collezioni private, crea design, è moda, letteratura, poesia, opera d’arte vissuta, teatro di formazione, scienza antiaccademica e  non riconosciuta..

La nostra rivista non ha pubblicità perché è pubblicità, di noi stessi. “Zamlap” è una rivista che viene diffusa gratuitamente, non riceve contributi pubblici, si finanzia in proprio, con risorse personali o erogazioni liberali private, svolge ricerca scientifica in campo spirituale adempiendo al dettato dell’art..4 della Costituzione Italiana. Chi ritenesse di aiutarci, può contribuire, anche economicamente, alla nostra attività scientifica e alla sua diffusione, con una donazione a mezzo bonifico sul conto corrente Codice IBAN:  IT98 GO76 0111 7000 0001 97 21 364  presso BANCO POSTA intestato a Iervolino Salvatore con la seguente causale: “ Donazione per la ricerca scientifica   Zamlap”  - Informazione editoriale : E’ possibile abbonarsi all’invio cartaceo della rivista in originale, numero integrale, personalizzato, “pezzo unico” realizzato ed autografato dal Direttore, spedito con Racc.ta A.R. - operazione di “art-mail”, sei numeri ordinari bimestrali, più i numeri speciali che, per il 2014, sono programmati ed altri tre a sorpresa. Per UN TOTALE di 12 numeri il costo degli invii in abbonamento è di € 999,00 (Euro Novecentonovantanove) da versarsi anticipatamente con bonifico bancario sopra indicato specificando nella causale: “Abbonamento Numeri Unici Personalizzati Rivista Zamlap 2012”. Inviare in Direzione prova del bonifico indicando il recapito presso il quale ricevere gli invii Racc.ta A.R. “art-mail”. A tutti si invierà copia “web” della  rivista.  “Zamlap” è anche: training, management, performance, happening, meeting, entertainment, communications, testimonial, events, overall view, strategic decision,   approach to resolve. Compensi: Conferenza e/o lezione privata: €299,00 ( più IVA ed oneri di legge) o “ice-money “ equivalente, per ogni ora o frazione d’ora. Training, happening, performance, entertainment, testimonial, events, meeting, overall view : da stabilirsi di volta in volta. Strategic decision, approach to resolve, management, ricerche scientifiche: in base al valore e alla difficoltà dell’incarico. Ci  si reca dovunque solo se preventivamente spesati e si riceve chiunque solo su appuntamento.
In questa terra non garantiamo nulla. Lassa fa a Dio!
Chiuso in Redazione in data 21 marzo  2014  
Figura 3Trittico delle bottigliette "Opus magnum" creazione dell' uovo filosofico con stecchetto di gelato - Iervolino Salvatore  2009 Copyright

Vai su  AMAZON.COM digita Salvatore Iervolino E puoi  scaricare in  formato Kindle i  precedenti numeri Zamlap

Nessun commento:

Posta un commento