Zamlap è la rivista che si
indossa, scritta per essere letta sul corpo.
L’unica forma d’arte
contemporanea è la “moda”, è l’opera che può essere indossata. L’artista che
non crea per questa finalità appartiene al passato, le sue creazioni soffrono
della staticità della morte, sono mummie esposte negli improbabili cimiteri
della creatività chiamati musei e nessun archistar potrà vivificare i loculi delle loro sale mortuarie dove
giacciono i cadaverici manufatti dei moderni imbellettati da becchini, chiamati artisti,
curatori di cadaveri come imbalsamatori dell’antico Egitto.
La vera arte moderna è suoi
corpi vivi della gente, vive su di loro, gira per le strade del mondo, ogni
giorno viene indossata per comunicare al pubblico della nostra vita, fa di noi
il protagonista sul palcoscenico del mondo sul quale si svolge la nostra
storia, unica come noi, irripetibile occasione per lasciare il nostra segno
negli altri cioè nell’universo dentro e fuori di noi. Zamlap la rivista che si
indossa parla di noi.
Zamlap
è l’immagine-pensiero, la parola serve a spiegare il pensiero, l’immagine
esprime la parola. Zamlap, la parola è
immagine, l’immagine è parola.
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