mercoledì 27 febbraio 2013

Oggi

La voce di chi grida in un televisore spento.
La nostra quinta stagione, lettere all’amico ignoto, un nido di fiamme fredde, un provvisorio veliero di nuvole, raggi di sole conservati per la notte, cenere e fuliggine di luna bruciata, il tributo al talento disseppellito, la spada di parole strappata dalla roccia dell’oblio, le ali del sogno diurno, sabbia, solo sabbia recuperata alla clessidra, ore rubate all’ozio, il compenso al tempo, perché non passi perduto.

giovedì 21 febbraio 2013


Zamlap è la rivista che si indossa, scritta per essere letta sul corpo.
L’unica forma d’arte contemporanea è la “moda”, è l’opera che può essere indossata. L’artista che non crea per questa finalità appartiene al passato, le sue creazioni soffrono della staticità della morte, sono mummie esposte negli improbabili cimiteri della creatività chiamati musei e nessun archistar potrà vivificare i  loculi delle loro sale mortuarie dove giacciono i cadaverici manufatti dei moderni imbellettati da becchini, chiamati artisti, curatori di cadaveri come imbalsamatori dell’antico Egitto.
La vera arte moderna è suoi corpi vivi della gente, vive su di loro, gira per le strade del mondo, ogni giorno viene indossata per comunicare al pubblico della nostra vita, fa di noi il protagonista sul palcoscenico del mondo sul quale si svolge la nostra storia, unica come noi, irripetibile occasione per lasciare il nostra segno negli altri cioè nell’universo dentro e fuori di noi. Zamlap la rivista che si indossa  parla di noi. 
Zamlap è l’immagine-pensiero, la parola serve a spiegare il pensiero, l’immagine esprime la parola.  Zamlap, la parola è immagine, l’immagine è parola.  

martedì 19 febbraio 2013


“Quando i fatti cambiano, io cambio idea” ( Maynard Keynes)
2003-2013
10° Anniversario ZAMLAP
 Il veliero cannibale
[ Che si ornava delle ossa cesellate dei suoi nemici ( Hermann Melville)]
Rivista-opera concettuale
 di  autoformazione e auto-storicizzazione
dal  metallo umano ( è un bambino di dieci anni, vispo e con tanta voglia di crescere)
I pesci rossi, i capidògli, Moby Dick.  
Buon Compleanno! Sei un pesce rosso o un capodoglio? Call me Ismael – Chiamatemi Ismael. Sono il ramingo, il migrante, il senzaterra.  Si festeggia alla “Locanda dello Sfiatatoio”. Chi ha letto Moby Dick conosce il posto e sa come arrivarci. SIETE TUTTI INVITATI, o meglio imbarcati, accendiamo candeline con il lanciafiamme, le spegniamo con il soffio degli oceani solcati dalle baleniere a vela, quelle dei tempi (1851) di Moby Dick, la balena bianca, anche i Led Zeppelin sono stati solleticati in musica con l’omonima composizione, musa ispiratrice, nata dalla penna di Hermann Melville, antesignano del moderno narrare, enciclopedico e visionario stile  letterario del romanzo contemporaneo, il viaggio per mare di per sé privo di luoghi e paesaggi umani, in assenza di taverne come è noto, contiene avventori e narratori delle migliori o peggiori malfamate e maleodoranti locande di porto, quelle delle storie senza più voce umana se non quella dei fantasmi, popolate da mostri marini e tempeste che hanno inabissato isole. Il mare si trasforma nel  luogo dei luoghi, liquido e immenso nella sua parte ignota ed invisibile dalla quale emerge la balena bianca, la preda cercata si trasforma in predatore, l’epilogo delle sconfitte senza vincitori, tutti in fondo agli abissi, si salva solo chi è destinato a raccontare la storia, metafora della apocalisse contemporanea, aggettivo della modernità, è in continuità con l’Odissea. Ulisse viene risparmiato dal Fato perché dovrà narrare la storia. Sarà il poeta cieco a metterla in versi perché la letteratura è la realtà nascosta alla luce del sole, visibile solo con la vista interiore, con il terzo occhio. Ognuno di noi insegue il suo personale Moby Dick, solo questo può dare senso umano al viaggio, si ha bisogno di vendicarsi di qualcuno o di qualcosa per motivarsi a solcare l’oceano della vita, diversamente ci si adagia in poltrona con la pipa tra i denti.