giovedì 25 settembre 2014

                     L’INFERNO DI KOND

 ( Prima parte:  Ridere come un gallo!)


 ATTENZIONE è  un libro  ZAMLAP,  un fucile carico.

Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio................e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.  Incipit e fine da “Ulisse” di James Joyce – 1960 -  Milano



E’ tutto vero, è tutto zamlap

  CAPITOLO PRIMO

La luna, tonda, come un tuorlo d’uovo, pallida, dal viso di geisha, apriva la gonna bianca, svolazzante e plissettata come quella di Marilyn. Si vedeva quello che aveva in mezzo alle gambe, un triangolo di pelo nero e riccio, come la figa di una creola. Kond era ossessionato dalla figa. La vedeva financo in cielo. Se la immaginava nella parte oscura della luna. Gli occhi si chiudevano. Le orecchie si aprivano alla musica dei Pink Floyd.  Dark side of the moon, il rock sinfonico si sprigionava dal vuoto cosmico. Appariva la figa nera della luna. Il mondo era nato così, dai suoni sprigionati dalla bocca di Dio. Ogni suono ha originato una cosa. L’universo era  una sinfonia rock, cantata da Dio nell’infinito silenzio del nulla. Kond sognava, dormiva. Sognava il mondo, il suo mondo. Non c’era altro mondo al di fuori del suo, quello nel quale riteneva di vivere anche se era morto da un bel pezzo. Ignorava di essere morto. La sua morte era stata un evento lento e progressivo. Ogni giorno era morto un pochino. A poco a poco era morto del tutto. Non si era mai accorto di essere all’altro mondo. Viveva come se fosse  ancora in quello dei vivi. I morti pensano, anzi sognano. La morte è un sogno, senza risveglio.  Kond sognava....La luna urtava le guglie più alte del castello. Lo faceva vibrare. Il castello era una delle proiezioni falliche dell’ “io” di  Kond. In quel castello viveva la sua storia.  Dormiva dove gli capitava. Si era appena svegliato in un trono barocco al centro di un’ampia sala. Il pavimento di marmo era tirato a specchio. Vi si riflettevano i quadri degli antenati appesi alle pareti rivestite di pietra grezza. Un ceppo di rovere scoppiettava nel maestoso camino di marmo bianco come nelle pubblicità invernali dei cognac più raffinati.  Quel camino avrebbe fatto bella figura nella casa di Berlusconi ma Kond  non glielo avrebbe  mai venduto, neppure  per tutto l’oro di Bologna. Senza quel camino la sua casa avrebbe perso un pezzo della sua antica identità. Intorno vi si raccoglievano gli antenati per raccontarsi a turno le storie di famiglia, gli inventati  fatti d’arme e d’amore, un sacco di fesserie. Le cipolle, intanto, rubate in un campo sul far della sera, si cuocevano avvolte in fogli di giornale bagnato, sotto la cenere del fuoco. Era gente frugale, dallo spiccato istinto predatorio, abituata a vivere a spese di chi coltivava Liliacee e ortaggi simili.  Nel camino ardeva il fuoco della sua stirpe, come quello delle vergini vestali dell’antica Roma. La sua dimora era spesso in quel castello immaginario, anche se  normalmente  dormiva al chiaro di luna, sotto un ponte, quando andava bene, in compagnia di una bottiglia di vino. Grazie al camino sempre ardente  si era potuto adattare nel favoloso sottoattico, da lui immaginato come un “castello”, in verità  ricavato nel sottotetto di un fatiscente grattacielo, corroso fino ai tondini dalle piogge acide, prelevato di sana pianta dal film Blade runner. Si trovava in una delle più grandi e inesistenti metropoli del suo mondo,  ricreato e sopravvissuto all’ultimo vecchio-nuovo mondo, andato in pezzi nell’ultima vecchia guerra nuclearbatteriologica. La vita, si fa per dire, si svolgeva in un presente-futuro-passato, la dimensione temporale del sogno dei morti. Questa al pari della vita nel mondo dei vivi-veri, era costosissima. I ricchi-morti se la godevano circondati da morti-poveracci, ferocissimi ed incazzatissimi, per niente rassegnati a vivere di stenti e nelle ristrettezze. Non si poteva uscire con un Rolex  vero al polso. Si rischiava di avere il braccio amputato da rapinatori sbrigativi. L’industria dei falsi Rolex  aveva avuto per questo un balzo in avanti. Chi non poteva fare a meno di leggere l’ora in un orologio diverso, con un falso al polso poteva andare in giro tranquillo. I rapinatori, infatti, tagliavano il braccio solo a chi portava orologi autentici. Nessuno più osava  comprare un orologio autentico per paura di finire monco. Così la fabbrica dei veri Rolex fallì mentre quella dei falsi prosperò. Alla fine non fu più possibile falsificare alcun orologio perché il falso presuppone l’esistenza del vero. I veri Rolex erano scomparsi dal mondo di Kond.  La gente arricchita così non rischiò più di  finire monca ma non poté evitare di essere rapinata del  Mercedes al primo semaforo rosso. Tanto che si era costretti a fermarsi solo quando il semaforo era verde. Diventa comprensibile perché in una città del genere nessuno cercava più i colpevoli dei delitti e i vigili avessero rinunciato a dare le multe. Ci si ammazzava e basta e si passava con il rosso. Non importava a nessuno chi, come e perché qualcuno fosse stato ucciso. Si era in una guerra. Tutti erano nemici, anche la mamma ed il papà. Questi avevano il singolare privilegio di poterti uccidere impunemente, anche appena concepito, strappandoti dal ventre materno. Eppure non se ne aveva abbastanza. C’erano tanti che tramavano  per ammazzare  l’umanità intera e farla  finita una volta per tutte con il casino di  violenze di ogni tipo ed infrazioni impunite al Codice della Strada. Questi non erano soddisfatti se non quando provocavano  un‘ecatombe  o gigantesche  calamità, megacarestie, immani disastri. Kond era uno degli agenti speciali incaricati di combattere questo tipo di criminali e sventare eventuali delitti planetari. Spesso diceva  a se stesso: Chi me l’ha fatto fare?,  ma per nessuna ragione al mondo avrebbe cambiato mestiere. Poteva vivere da vigile urbano, dedicarsi ai divieti di sosta, campare cent’anni, no,  continuava a morire da agente segreto. Aveva salvato il genere umano già parecchie volte, si reputava per questo un grand’uomo. Una cruenta pornografia fatta di persone ammazzate riempiva le cronache quotidiane. Non passava giorno senza assistere a scene di efferata violenza. Spesso se ne era protagonisti involontari, con conseguenze imprevedibili. Chi usciva di casa non era mai sicuro di farne ritorno. Neppure fra le pareti domestiche si era al riparo da aggressioni e rapine.  La gente aveva capito di dover salvare la vita e basta. Era lo stato d’animo tipico dei deportati nei lager di sterminio. Il mondo si era ridotto a questo, un luogo di sopravvivenza. Era lo scenario in cui si svolgeva il sogno di Kond. Come capita in queste circostanze, si tentava in tutti i modi di distrarsi  con musichette allegre, spettacoli leggeri, letture amene, telequiz, festival, concorsi di bellezza: tutto per non pensare, per dimenticare la realtà. Kond, allorché trapassò in questo mondo, non si meravigliò che tutto fosse finto, era abituato alla non-realtà, anzi era stata questa la sua unica realtà in vita. Pensò di carezzare il pomello destro della poltrona. Avveniva sempre il contrario di quanto pensava. Non era il pomello della poltrona ma bensì una testa di cazzo, la sua. Una parentesi di narcisistico abbandono gli conciliava la riflessione sui grandi temi, se doveva prendere delle decisioni importanti. Ne era consapevole ed aveva cercato di ovviare. Pensava il contrario di quanto voleva accadesse ma la realtà non si faceva imbrogliare.  Era difficile dominare gli eventi. La realtà era sempre imprevedibile e superava di gran lunga la fantasia.  All’improvviso sulla sua strada capitava un delinquente, spesso un assassino della peggiore specie. Questo lo costringeva  a  fare i conti  con la cruda realtà. Ma non c’era verso di accettarla. Kond alla realtà voleva  imporre il dominio della fantasia. Era  la sua battaglia. Vivere con  fantasia, era il suo imperativo. La punta del cazzo di Kond si rivelò essere la  lampada di Aladino. A furia di carezzarla ne uscì il famoso Genio. Dopo alcuni secoli di cassaintegrazione era stato assunto dall’Organizzazione per recapitare missive agli agenti segreti. I Capi in testa non si fidavano del fax, l’uso del telefonino era concesso sol per dichiarazioni d’amore a sfondo omosessuale; di personal computer  ed Internet neppure a parlarne. Il Capo aveva provato a smanettare con il computer ma dopo un po’ era andato letteralmente in bestia con conseguente crisi isterica, sfascio della tastiera, morsi al mouse e delirio tremens  da  allergia informatica.  Il Genio porse una busta sul rituale vassoio di scuola fiorentina in argento sbalzato con festoni di melograno alla Buccellati. Kond la prese utilizzando una  pinzetta  a forma di manina d’oro. L’aprì strappandone un lembo con la dentatura  bianchissima  e perfetta, tipica dei ricchi  che si  possono permettere,  fin dalla più tenera età, le salatissime macchinette raddrizzadenti e dentifrici sbiancanti a base di polvere d’avorio. Kond amava sfoggiare i suoi denti perfetti. Nei pranzi di gala ordinava un piatto di noci di Sorrento solo per esibirsi nella rottura del guscio con i molari.  Lesse la missiva senza lenti  a contatto né occhiali. Si era fatto operare di recente di cataratta con sofisticatissime tecniche  a laser ed ora ci vedeva meglio di prima.
              Caro Kondom,
              la gallina a tre zampe ha fatto l’uovo quadrato per Salomone. Il maggiordomo Achille l’ha preparato per colazione ma la forbicetta  tagliauovo si è inceppata. Consultata la scientifica, rimedi sono allo studio. Si pensa che il Direttore dell’Ufficio Brevetti sia stato ricattato da Matilde di Canossa, dopo la nota vicenda di ubriachezza molesta nei locali  del ristorante  “Al Picchio addormentato”.
Il Minotauro  sta per inchiappettarsi Teseo ed Arianna, quindi il tuo nome in codice è ancora Kond.
F.to  Il Capo
Seguiva la firma sinuosa tracciata col pennino d’oro della stilografica di servizio. Era questo l’inconfondibile tocco di autenticità del messaggio. Il Capo come tutti gli asini aveva  una grafia bellissima. Kond seguì  ammirato gli svolazzi e i ghirigori, delle vere e proprie montagne  russe calligrafiche , con cui la firma si snodava su tutta la parte di foglio non coperta dalla scrittura.  Quando sarebbe stato capace di simili virtuosismi calligrafici avrebbe certamente conquistato l’agognata promozione a Capo. Bisognava, infatti, dimostrare di essere dei perfetti somari. Solo così si potevano assumere le alte responsabilità connesse all’alta carica dirigenziale. Una calligrafia, come quella del Capo pro tempore-ivi, costituiva una evidente prova di somaraggine conclamata. Kond  fu molto  contento di essere  stato riconfermato nel nome e nell’incarico. Era pienamente consapevole della sua funzione preservativa. Nell’Organizzazione era  il solo a svolgerla  affinché  le cazzate  altrui  non ingravidassero l’opzione zero facendo nascere un altro conflitto nuclearbatteriologico. Dopo la caduta del muro di Berlino era passato il pericolo di uno scoppio ufficiale di bombe atomiche. Si viveva un periodo relativamente tranquillo turbato solo dall’eventualità di qualche scheggia impazzita, magari un generale con la fregola di farsi uno scoppio in proprio per dimostrare che aver frequentato l’accademia  militare è servito a qualcosa. Come è noto, dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New-York , iniziò la guerra infinita al terrorismo islamico. Il consumo di carne di maiale subì un’impennata incontrollata ed incontrollabile. Si era diffusa la psicosi da privazione del prosciutto. La gente era corsa a farne incetta usando persino gli armadi di casa come dispensa. Si era diffusa la voce che i terroristi musulmani volevano chiudere, una volta per tutte, la loro atavica guerra al suino, cancellandone l’esistenza da tutta la faccia della terra. Kond aveva partecipato in prima fila alla campagna “ Salviamo i maiali” nel nome della biodiversità. Tutti i salumifici del mondo si mobilitarono con agguerriti eserciti di norcini sindacalizzati. Ogni cittadino ebbe piena libertà di allevare in casa un proprio maiale come fosse un cane da compagnia , un gatto persiano, un canarino o un pesce rosso. Le città ben presto si trasformarono in porcilaie. La circolazione stradale divenne difficoltosa a causa dello spesso voluttàbro lasciato sulla carreggiata per consentire ai maiali di rotolarvisi con gioia. Il puzzo nauseabondo e il grugnire assordante bastò a mettere in fuga tutti gli islamici che non avevano ancora aperto un conto in banca. Questi si rifugiarono in sperdute lande desertiche, battute da venti marini, che, di notte, venivano bombardate con salsicce. La minaccia alla persistenza della razza suina fra noi fu così, in parte, scongiurata. Probabilmente il problema si ripresentava in forma diversa ma simile. Il messaggio nella sua ambigua e involuta chiarezza lasciava gli stessi dubbi delle istruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Kond visse la stessa nottata da incubo allorché per sbaglio fu rinchiuso, per alcuni anni, in un manicomio criminale insieme ad un gruppo di masturbatori folli che tentavano così di suicidarsi o di uccidere il compagno di cella adagiato alle pareti imbottite con materassi permaflex. Alla fine della nottata, capì che la missione assegnatagli non concerneva questioni nucleari bensì di natura agroalimentare, connesse alle biotecnocarestie. Queste erano provocate con mirate campagne di accaparramento di risorse alimentari da parte di organizzazioni  criminali con l’insano proposito  di destabilizzare l’ordinato Caos  mondiale. Doveva come al solito scoprire chi c’era dietro per poi fregarsene altamente  oppure passare l’informazione al Capo che l’avrebbe sfruttata,  con accorti ricatti, per strappare  avanzamenti  di carriera  o per estorcere denaro a qualche ricco governo mondiale della birra senza schiuma.


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